Archivio tag: scritto contemporaneo

Mother Earth

Sento un peso che a volte mi farebbe urlare, ma questo non è comunicare, c’è bisogno svegliarsi dalle famiglie ai governi, non si può recitare, la realtà è assai cruda, squallida per certi versi. Apparenza, vanità in dissolvenza. Arroganza, possedere attraverso dinamiche terrene, quasi giunta alla conclusione.

Gasparino - Cortile del Sole

Gasparino – Cortile del Sole

La terra ci ama, facciamo parte del creato, non siamo il creato. Fin quando ci inchineremo all’ignorante, saremo servi di chi ha messo muri difronte la nostra libertà, ha scavato gallerie dove far viaggiare il vuoto nel nostro sentire. Credo conoscere la strada, sono consapevole del presente, e di quelle persone che amo in quanto non posso esimermi dal farlo, spero davvero presto capiscano di cosa è fatta la loro essenza. Oggi mi ero preso un dispiacere nel trovare dopo tempo che non la vedevo, l’Araucaria trapiantata in Viale Leonardo da Vinci (Spazio [email protected] Metro Quadrato di Bosco) era ingiallita, mi sono sentito come impotente. Osservo molto gli alberi, se non ci prendiamo cura, molti si ammaleranno e questo non è giusto, per me è un crimine, ci mettono anni a divenire lo splendore che sono. Gli alberi attraverso le radici sviluppano una connessione simile alla rete, sono prodigiosi, credo seriamente che ci proteggano. Sicuramente non sarò compreso, ma credo che l unica soluzione contro qualsiasi virus, sia benedire la terra che ci ospita, impiantando alberi, che questo gesto sia profondo, realizzato con l’anima. Mi spaventano tutti questi slogan inutili: andrà tutto bene, ce la faremo, è oppio. Mi dispiace la mia speranza vive nell’azione, e purtroppo stiamo giungendo inesorabilmente al capolinea della stupidità, l’abisso dell’ignoranza elevato a guida. Sto provando con tutti i mezzi a mettermi in contatto con chi potrebbe dare luce alla speranza, ma niente, è come rinchiusa dentro un pozzo, si sente sicura, galleggia in una falsa primavera. C’è bisogno connetterci alla terra, non tutti ma chi conosce la ragnatela. Sicilia, isola del mondo, non cerco altro che un tondo, il tempo slitta, tegola su tegola dona riparo, ma è possibile che tutto questo non sia chiaro? In verità credo che siamo messi poco bene, ci sono delle cose che un tempo erano ovvie. Per i solitari che ascoltano il sussurro del vento non è pesante restare a casa, si avverte nonostante il piacevole silenzio, l’odore agro della non vita. Una briciola è caduta, un passerotto mi ha dato speranza, solo in pochi si sono accorti, erano presenti. Chi oggi lo è? La pulsazione della terra, del mare, del cielo ha bisogno costante di conferma, noi siamo parte di questo creato, anche se le regole diverranno marziali col compiacimento dei morti che ridono. Provo dispiacere non riuscire ad esprimere per come sento, vorrei essere utile, guidare un risveglio, ma è doloroso raccontare. Coloro che sentono, portano un peso che non rende comprensibile a tutti, quello che desiderano comunicare. Sento avere un dono, potermi connettere con la terra, divenire ponte. Un pellegrino in cammino, che a volte viene divorato da un fuoco interiore. Mi è rimasta una scena ferma dentro il cuore, un potente nulla tenente. Il mondo intorno a me, è soltanto consiglio angelico, non è facile reggere l’altra corda, ma siamo qua, aspetto mettere mani in terra, provo liberazione, un giorno tornerò a dipingere. Dobbiamo pensare al futuro, non bloccare l’agricoltura, l’uomo dovrebbe prendere consapevolezza di essere solo un granello in questo pianeta, si deve ripartire dall’aratro. Questo sole è benedizione se viene compreso come opportunità, e non come contenitore di superficialità. Molte coincidenze indicano che ci troviamo noi tutti di fronte ad una grande sfida. Certo tutto è possibile, per me la cosa giusta è rimanere tutti uniti, non come capre, ma come esseri che insieme sentono. Oggi ho salutato mia madre da lontano, non è stato affatto bello.

speakerphone

Il lusso di non farne parte, vivere dentro un cielo comune.

La costruzione di una chiocciola è un pensiero iniziatico. Ci vuole un piano, che non sia forte e maldestro, armonia della grandezza delle piccole cose. La cucina è una polverina, la colazione una confezione, il gelato mascherato di fruttato colorato. Posteggi hanno invaso la conca, e dell’oro ne hanno fatto polistirolo.

Non è quanto si dona a rendere una persona migliore, ma il rapporto tra il dono e le proprie possibilità. Chi dona tutto (per quanto sia poco) è migliore di chi dona una parte. (Marco 12,24)

Non è quanto si dona a rendere una persona migliore, ma il rapporto tra il dono e le proprie possibilità. Chi dona tutto (per quanto sia poco) è migliore di chi dona una parte.
(Marco 12,24)

Fontana dei pesci, chiocciola della misericordia.

Fontana dei pesci, chiocciola della misericordia.

The Unknown Eleven

Gli Artisti Sono segnali da seguire (2012)

Gli Artisti Sono segnali da seguire (2012)

L’Incognita dell’Undici

Tempo, mistero, imprevedibile sentiero, preghiera dei saggi accompagna il passo. Un’antenna riceve messaggi, ripetitore d’alchimia. Allungato il sentiero, riscoperto un forno, ascolta musica celestiale, un borgo custodisce antiche primizie, canto tossisce nascita. Una mollica attira l’occhio di un passerotto, un passerotto scorge un passante osservare il rosso di una coccinella. Onde, flussi di energie s’incontrano, completano, perdonare è l’andare, oltrepassare il sipario, vittime e artefici ci ritroviamo. C’è un undici dopo il dieci, ribellarsi a tutte le barriere che dividono. Un giorno potremmo raccogliere pomodori da una piazza, vedere nascere un cavolo sotto l’antico albero, sentire l’odore delle rose in mezzo al traffico degli odori.

La Tabellina dell 11 (2008)

La Tabellina dell 11 (2008)

zero space

Tetti prendono forma, scintille danzano, cuori si liberano.

Se un fiore potesse avere parola, racconterebbe del sole, della luna e di tutto il creato. Se all’uomo è stata donata azione, è per coltivare quel fiume, dove nasce poesia. Ogni tempo ha la sua storia, ogni storia ha la sua rivoluzione.

Sono un povero artista che dipinge una ricca poesia.

the piano colours

E così una mattina scrivo il ricordo di una sera.

All’improvviso l’immagine di un amico appena incontrato mi spolvera un pensiero, siamo tutti aggrappati a un legno chiamato speranza, non importa la distanza, non importa la salute, importa la coscienza, il cammino dell’occhio che parla al cuore. Una casa, una stanza, finestre chiuse riparano dal freddo, conservano gli odori, il silenzio, la musica, l’energia tiene compagnia, protegge, nutre. Apro le finestre, luce entra, odori di una notte prendono confidenza col cielo, mura respirano sogni trascorsi, li barattono col futuro, vento strappa l’offerta, pioggia ricorda, poco cresce senza la mia danza, sole scalda, luna innamora. Resto intatto alle tradizioni, l’odore del caffè al mattino, l’alito del tè al pomeriggio, al centro del tavolo dopo il tramonto accompagna la mia notte una fiamma, riempie lo spazio dentro e con poco margine fuori, di luce bella, luce calda. Scivola la musica, allieva, amplifica, nutre, solidifica, intensifica, rende vive le immagini, mi piace la dolcezza, fragilità di quando signora Armonia accarezza le nostre teste, ci sentiamo così bene da temere la lontananza futura di quel passaggio, che anche un fiore a distanza riconosce. A casa fin quando hai tre uova, un pacco di farina, un pugno di sale, due arance e tre limoni, del caffè, un sorso di vino e quattro amici, sei ricco. Colori belli, contenuti intimi, evocazione memoria, passaggi di ogni luna, cuscini comodi ma non troppo, riconoscente allo specchio d’oro, fantasia galoppa, portami via.

fruit of Imagination

Nuvole fluttuano trasportate dal vento, insieme polvere, cenere, il pianeta tutto respira. Batte un cuore Universale, siamo fatti di cellule, siamo cellule.

#privatecollectionimprintsofpeace
Installazione Antropologica Datemi Spazio
Portali Quantici Pittura Cosmica
1.1.2019 h.13/21 – Fino al 6 Gennaio h.9/19

respect

Vi prego, in futuro quando parlate di ponti tra la Sicilia e la Calabria, pensate anche col parere della terra che ci ospita, lo so il lavoro, l’economia, lo sviluppo. Ancora oggi le montagne, i vulcani non godono di leggi a tutela non solo del paesaggio, ma cosa assai più importante della salute. Il Pianeta vive, noi siamo soltanto ospiti di passaggio, siamo doni, e abbiamo il dovere di custodire ciò che ci è stato donato.

murals

Non sono un venditore di prosecco, quello che ti propongo è alleanza, alchimia, scorgo pareti anonime, desidero mettere la mia energia al tuo servizio, non vendo niente, non scambio niente, con passione ti dedico la mia giornata, col cuore ragiono, disegno un grande fiore, che tradotto è colore nella tua vita, nel tuo lavoro. Il mio entrare è osservare, amplificare le forze, affievolire le fragilità, sono qua per questo, mi sento ridicolo nel pronunciare missione, ma di famiglia si parla. Non vengo attratto dalla paghetta, è il bene la mia moneta, non svaluta, come non sbiadisce il colore, emana luce, vibra, racconta di te, di me, di coloro che guardano, ognuno si ritrova col tempo, è il giorno che abbraccia la notte, è il nutrimento che necessità la fantasia, l’intelletto. La provincia, paesotto di campagna, tutti gareggiano, competono nell’apparire, cammino solo, in jeans e zainetto, porto breve documentazione che stenta a raccontare, ma credo possa bastare per farti abbracciare.  

the importance of communicating

In an increasingly accelerated world, we find ourselves hostage to thoughts, worries, commitments, decisions that stifle our sighs. We feel a sense of concern that we mistake for anxiety, but it is only the need of our body to live with our feet on the ground, in the true sense of the word, and not on the asphalt. Regaining flavours, smells, colours, shapes, learning again to breathe and live. Here is what “footprints of peace” are. White canvasses resting on the ground, where the history of the place goes back to the surface through the path of people who unconsciously travel those same roads with their experience and their emotions. From the encounter between this subterranean past and the present, a time wheel is created, a portal that faces the future and gives rise to thoughts and reflections through a universal language, a truth that can only be glimpsed with the eyes of the heart and of the soul. Imprints is a journey where past and present meet, an inner journey in search for peace and balance, a way to regain contact with the world and contact between souls. From 1st December to 6th January, for the first time, 100 imprints canvasses, 100 streets, millions of people, stories of unknown lives will leave the rooms of the Casa Museo under the Etna. This is the place where visible and invisible meet, and where men return to be connected to each other. The sale of Imprints will allow to buy trees to be planted in the Terre di Martorina project. This will not close the circle, but it will be the birth of a mandala that will become a new key of communication, a new way of living and think of art as a whole one with nature, with love and peace. Sicily is in the middle of this great design, as a place to start from, through the contact with the earth, with water, with stones. The bare hands create life, they create a connection to forget, even for a moment, the content of every single word and allow us to be guided by its intrinsic meaning. We are connection, we are ears of wheat, we are roots of olive tree and bunches of grapes, space and time, depth and breadth, we are gift and sacrifice, sacrifice in time but gift in space, we are ears that must learn to listen to the signals that the world sends to us.

Traduzione, Pietro Speciale

"Custodire una bandiera universale"

“Custodire una bandiera universale”

In un mondo sempre più accelerato, ci ritroviamo ostaggi di pensieri, preoccupazioni, impegni, decisioni che soffocano i sospiri. Avvertiamo un senso di inquietudine che scambiano per ansia ma che è solo l’esigenza del nostro corpo di vivere con i piedi per terra, nel vero senso della parola, e non sull’asfalto. Riappropriarsi dei sapori, dei profumi, dei colori, delle forme, reimparare a respirare e a vivere. Ecco cos’è impronte di pace. Tele bianche poggiate a terra dove la storia del luogo risale in superfice attraverso il cammino di persone che inconsapevolmente percorrono quelle stesse strade col loro vissuto e le loro emozioni. Dall’incontro tra  questo passato sotterraneo e il presente contemporaneo si crea una ruota del tempo, un portale che si affaccia al futuro e dà origine a pensieri e riflessioni attraverso una lingua universale, una verità che può essere intravista solo con l’occhio del cuore e dell’anima. Imprints è un percorso dove passato e presente si incontrano, un viaggio interiore alla ricerca di pace ed equilibrio, un modo per riappropriarsi del contatto col mondo e del contatto tra le anime. Dall’1 Dicembre al 6 Gennaio per la prima volta lasceranno le stanze della Casa Museo sotto l’Etna 100 tele imprints, 100 strade, milioni di persone, racconti di vite sconosciute, il luogo dove avviene l’incontro tra il visibile e l’invisibile e dove l’uomo ritorna ad essere connesso l’uno con l’altro. Dalla vendita degli Imprints verranno acquistati alberi da piantare nel progetto Terre di Martorina, non una chiusura del cerchio ma la nascita di un mandala che si trasformerà in una nuova chiave di comunicazione, un nuovo modo di vivere e concepire l’arte come un tutt’uno con la natura, con l’amore e la pace.  Al centro di questo grande disegno la Sicilia come luogo da cui ripartire, attraverso il contatto con la terra, con l’acqua, con le pietre. Attraverso le mani nude che creano vita, creano connessione per dimenticare, anche solo per un momento, il contenuto di ogni singola parola e lasciarci guidare dal suo significato intrinseco. Siamo connessione, siamo spighe di grano, siamo radici di ulivo e grappoli duva, spazio e tempo, profondità e larghezza, siamo dono e sacrificio,  sacrificio nel tempo ma dono nello spazio, siamo orecchie che devono imparare ad ascoltare i segnali che il mondo ci invia.

Scritto, Cristina Cocuzza

world needs love

imprints family

En un mundo cada vez más frenético, nos volvemos rehenes de nuestros propios pensamientos, preocupaciones, compromisos y decisiones que sofocan nuestros suspiros. Sentimos una sensación de inquietud que se confunde con ansiedad pero que no es más que la necesidad de nuestro cuerpo de vivir con los pies en el suelo, en la tierra y reapropriarnos de ella, volver a sentir sus perfumes, sabores, ver sus colores, formas y volver respirar, a vivir; esto es lo que se llama Impronte di Pace.
Lienzos blancos apoyados en el suelo donde la historia del lugar vuelve a la superficie a través del pasar de las personas que, inconscientemente, recorren los mismos caminos con sus experiencias y emociones. A partir del encuentro entre este *pasado subterráneo* y el *presente contemporáneo* se crea una rueda del tiempo, un portal que asoma hacia el futuro y da lugar a pensamientos y reflexiones utilizando un lenguaje universal, una verdad que solo se puede vislumbrar con el ojo del corazón y del alma.
Imprints es un viaje en el que el pasado y el presente se encuentran. Un viaje interior en busca de paz y equilibrio, una forma de recuperar el contacto con el mundo y entre las almas. Desde el 1 de diciembre hasta el 6 de enero, por primera vez, 100 lienzos dejarán la Casa Museo sotto l’Etna para exhibirse en el. Palazzo della Cultura de Catania. Cien calles, millones de personas, historias de vidas desconocidas, el lugar donde se reunirá lo visible con lo invisible y donde el hombre vuelve a estar conectado consigo mismo.
La recogida de fondos de Imprints será destinado a un nuevo proyecto en Terre di Martorina, a la compra de árboles y su plantación; No se trata del cierre de un círculo sino el nacimiento de un mandala que se convertirá en una nueva clave de comunicación, una nueva forma de vivir y de concebir el arte; el conjunto entre naturaleza, amor y paz, siendo una sola cosa. En el centro de este gran diseño, Sicilia es un lugar para comenzar, a través del contacto con la tierra, el agua, las piedras; de las manos desnudas que crean vida, crean una conexión para olvidar, aunque sea por un momento, el contenido de cada palabra y dejarse guiar por su significado intrínseco.
Somos conexión, somos espigas de trigo, somos raíces de olivo y racimos de uvas, espacio y tiempo, profundidad y amplitud, somos don y sacrificio, sacrificio en el tiempo pero don en el espacio, somos oídos que tienen que aprender a escuchar las senales que el mundo nos envía.

Traduzione, Ana Arranz

Catania City Municipality

Città del mondo

Urbes mundi

C’è chi si chiede chi sarà il prossimo assessore alla cultura, come se Catania in questi anni sia cresciuta culturalmente, non desidero attaccare nessuno, ma davvero stiamo vivendo in un parco giochi, la parola ha perso davvero contenuto, crediamo che la cultura sia la mostra di un grande artista, ci esibiamo in manifestazioni, slogan, grandi promesse, e da grande metropoli quale crediamo vivere diventiamo un rebus dove i primi a scioccarsi ed innamorarsi di questa terra e dei suoi abitanti sono i turisti, che con un velo di gratitudine e allo stesso tempo di compassione per il degrado sociale in cui ci ritroviamo. Catania terra dell’Etna, Sant’Agata, desidera divenire sogno d’Europa, come il piccolo Federico vedeva in visione. L’Europa è immensa e i paesi più acculturati sono quelli che rispettano in primis l’ambiente, l’aria, l’acqua, il cibo. Ricordo come fosse ieri l’uccisione dell’Araucaria ad Ognina, un albero secolare cresciuto alla fine del lungomare, era stato causa di morte, nessuno aveva provveduto a segnalarlo, mettere dei limiti, trovare riparo a questa dolorosa perdita, fu l’inizio della mia delusione in questo passaggio. Lungomare Ritrovato, nessuno può liberare, nessuno può imprigionare, possiamo ritrovare la storia dei nostri antenati, la vegetazione mediterranea tra le più belle della nostra costa, se si prosegue per quel lungomare dove l’edificazione è stata fermata, è possibile scovare mulattiere che davvero fossilizzarsi su San Berillo che è bella com’è, se non fosse il contenitore di ciò che non si vuole vedere. Vedo sempre un parallelismo tra i quartieri e la piana di Catania, una terra che viene definita oasi in totale abbandono, dove la nostra gente davvero potrebbe ritrovarsi a respirare quello che era, i nostri ospiti extracomunitari potrebbero godere del lavoro condiviso, produrre ottimo cibo, cercare un canale di vendita oltre a cercare risorse per contenere quello che vivremo in futuro. Cultura è creare dalle cose che non utilizziamo più, come una bottiglia, una batteria, dell’organico, della plastica, della carta, fonte di reddito, curarsi della salute anche dell’aria, stare più attenti a salvaguardare, ripristinare il nostro paesaggio, le nostre ricchezze che non si dimenticano di noi, mentre noi ci prosciughiamo a correre ad una festa perché mondana, quando davvero potremmo respirare una festa continua fatta di sonori pacifici, lentezza che ci spetta, e luce che tende ad illuminare, non accecare. Piazza Europa, la Santissima Madre che accoglieva e accompagnava viaggiatori del mare, ora vede il Corso Italia, alle spalle il suo splendido mediterraneo. Lungomare Ritrovato, macchia mediterranea, Etna, forza, disegni della geometria del tempo, roccia che respira millenni, torri d’avvistamento saraceno, rispetto per dove posate i piedi. Identità non è farne mercato plastico, identità è rispettare l’alito del mare che incontra il passante, non è una pista ciclabile, il divieto alle macchine. Identità è riscoprire dove viviamo, farne patrimonio, ritrovare scorci eoliani da cartolina, offrire no una metropoli, ma la metropoli più passionale e romantica del mediterraneo. Assolutamente essere rigorosi, del rispetto di ogni singolo scorcio che vuol raccontare, non invadere il territorio con superbia economica, lasciargli solo l’occasione di potersi raccontare attraverso la voce silenziosa di chi sa osservare il mare e comprendere che il mare va raccontato.